Tutto è partito da qui

La nascita della prima borsa , il primo gesto, l'inizio di una visione.

Ogni storia ha un punto di inizio.                                                                                 

A volte non coincide con una data precisa, ma con un'intuizione. Con un momento in cui qualcosa, all'improvviso, prende forma nella mente e non ti lascia più.

Per me è andata così.

La prima borsa non è nata come progetto costruito a tavolino. E' nata da un richiamo preciso, quasi fisico, verso una forma, una materia, un modo diverso di immaginare un oggetto.

C'è stato un momento in cui ho capito che non mi bastava più osservare.       Avevo bisogno di entrare nel processo, di capire come una borsa potesse nascere davvero: da un'idea iniziale, da un segno, da una struttura ancora imperfetta, fino ad arrivare a un oggetto compiuto.

Da lì è iniziato tutto.

 

 

All'inizio c'era anche una necessità molto concreta: il desiderio di creare qualcosa con le mani , di entrare direttamente nella costruzione di un oggetto, non solo nella sua immaginazione. Vedere una borsa nascere significa attraversare molte fasi : immaginare, disegnare, osservare, correggere, toccare, rifare.           Significa entrare in una relazione profonda con la materia e con il tempo necessario perchè una forma diventi vera.

L'idea era quella di una borsa piccola, da portare a mano, pensata per la sera ma non in modo prevedibile. Volevo che fosse preziosa senza essere ovvia, elegante ma non scontata.

Mi attirava l'idea di lavorare su un contrasto: usare una materia quasi povera, come il feltro, e trasformarla attraverso dettagli capaci di cambiarne completamente il carattere.

Ricami fatti a mano, interventi metallici, piccoli elementi gioiello: tutto doveva contribuire a dare alla borsa una presenza particolare.

Anche il manico, con il suo dettaglio metallico, nasceva da questa intuizione : dare all'oggetto una tensione diversa, più sofisticata, quasi da bijoux, senza perdere la sua essenzialità.

Quello che cercavo era una forma di eleganza molto precisa.                 Un'eleganza snob nel senso più sottile del termine: non appariscente, non facile, non già vista. Qualcosa di raffinato e un pò distante dalle convenzioni, da portare la sera con libertà, anche accostandolo agli abiti più diversi.

Forse, ancora prima di avere davanti la borsa finita, avevo già chiaro il suo spirito: piccolo formato, forte identità, materia semplice e trasformata, un'idea di lusso non letterale ma interpretato.

La prima borsa è stata questo: un dialogo continuo tra intuizione e costruzione, tra materia e visione.

 

 

La prima borsa non è stata solo il primo modello. E' stata il primo punto fermo.       Il primo oggetto in cui ho riconosciuto una direzione precisa, non solo estetica ma anche mentale.

Dentro quella borsa c'era già un'idea che sarebbe rimasta centrale nel tempo:     la ricerca di un'eleganza non convenzionale, non immediata, non costruita sulle formule già viste.

Mi interessava un altro tipo di bellezza. Più sottile, più personale, più difficile da definire. Una bellezza capace di nascere anche da contrasti inattesi : tra una materia essenziale e un dettaglio prezioso, tra semplicità e tensione, tra discrezione e carattere.

Col tempo ho capito che quella non era soltanto l'intuizione di una borsa.            Era già il principio alla base del mio stile e, in fondo, di tutto il linguaggio del brand.

Da lì è nata una ricerca che continua ancora oggi : il desiderio di creare oggetti con una loro identità, lontani dall'ovvio, dalle convenzioni troppo facili, da tutto ciò che si esaurisce nella semplice apparenza.

Da una borsa ne è nata un'altra, poi un'altra ancora. Non per ripetizione, ma per evoluzione. Ogni volta con il desiderio di avvicinarmi sempre di più a quell'idea iniziale: una forma di eleganza libera, personale , non omologata.

Guardando indietro, posso dire che tutto era già lì, in qualche modo .                Non solo l'inizio di una borsa, ma l'inizio di una visione.

Tutto è partito da qui